Fuori fa freddo, dentro cresce la voglia di ricominciare e far uscire dal cassetto un’idea rimandata troppe volte. Vibe Coding è l’onda giusta: costruire la tua prima app senza toccare codice, guidato dall’istinto, dai feedback e da strumenti no-code che fanno il “pesante” al posto tuo.
La scena è questa: mattina grigia, tram mezzo deserto, cuffie nelle orecchie. Un ragazzo davanti a me scorre il rullino e poi apre un foglio in Google Sheets. Annotazioni brevi, schermate disegnate a mano, una lista contatti. Lo guardo e capisco che sta mettendo insieme una piccola app, come si monta un mobile IKEA senza manuale. Si ferma un attimo, sospira, poi sorride da solo. *Magari oggi si lancia.* Non conosco il suo nome, ma conosco quell’urgenza. L’idea che ti spinge a fare, non a leggere l’ennesima guida. Forse gennaio è così: una finestra. Basta un varco e si entra.
Vibe Coding: cos’è e perché gennaio è il mese giusto
Vibe Coding è costruire seguendo il ritmo dell’uso reale, non la perfezione. Si parte da un foglio, si trasforma in interfaccia con strumenti no-code, si mette in mano a una persona vera e si ascolta. Tutto in rapida iterazione. Gennaio aiuta perché taglia il rumore: nuove abitudini, più tempo serale, meno distrazioni. Serve poco: un problema chiaro, un foglio dati, un builder semplice. E un patto con te stesso: pubblicare una prima versione in 7 giorni.
Prendi Lucia, barista di quartiere. A dicembre litigava con le code del sabato; a gennaio ha creato in tre sere una mini-app per la lista d’attesa: form di ingresso, avviso via WhatsApp, numero stimato di minuti. Google Sheets come database, Glide per l’interfaccia, un QR sul bancone. Risultato? Attese percepite -28%, clienti più sereni, lei meno stressata. Nessuno ha chiesto “dove sta il codice?”. Hanno chiesto “posso mettermi in lista anche da fuori?”. E lei ha risposto con un link.
Funziona perché il no-code copre l’80% di ciò che un’app base richiede: autenticazione, liste, filtri, azioni, notifiche via integrazioni. Il resto è design sensato e dati puliti. Il Vibe Coding ti spinge a ridurre: una singola promessa, due schermate, zero fronzoli. Le piattaforme (Glide, Adalo, Bubble, AppSheet) ti danno componenti pronti; il tuo compito è scegliere. **Costruisci per una persona reale**, non per “tutti”. Pubblica presto su web app o beta interna. L’ansia cala quando un amico ti dice “l’ho usata”.
Il metodo in 7 giorni: dal foglio alla prima build
Giorno 1: definisci la promessa in una frase. “Prenota il tuo campo in 15 secondi”. Scrivila in alto a un foglio. Giorno 2: raccogli i dati minimi su Google Sheets o Airtable (colonne essenziali, niente extra). Giorno 3: disegna due schermate su carta. Lista e dettaglio. Giorno 4: apri il builder e ricrea quelle due schermate con componenti standard. Giorno 5: collega una singola azione utile (prenota, invia, salva). Giorno 6: prova con una persona e correggi due cose, non dieci. Giorno 7: link pubblico o PWA. **Pubblica prima, perfeziona dopo.**
Quali errori evitare? Aggiungere funzioni prima di averne bisogno. Cambiare font per un’ora. Chiedere pareri a dieci amici e ricevere undici opinioni. Meglio una domanda secca: “Cosa ti ha bloccato?”. Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui l’entusiasmo si trasforma in labirinto. Respira e taglia. Siamo onesti: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Due sere buone contano più di una settimana di perfezionismo distratto.
Quando hai dubbi, rientra sul binario della promessa. La tua app serve una micro-azione, non una vita nuova. Se non riesci a dirla in cinque parole, è troppo larga.
“Una buona app è una porta leggera che si apre sul gesto giusto. Se pesi sulla maniglia, c’è troppo dentro.”
- Meno schermate, più chiarezza.
- Azioni in alto, campi ridotti.
- Feedback immediato dopo ogni tocco.
- Un solo canale di supporto per l’alpha.
Dal primo utente alla vera trazione
Porta dentro tre persone, non trenta. Osserva come toccano, dove esitano, quando abbandonano. Poi ritocca un elemento alla volta: bottone più grande, testo più semplice, un autocomplete al posto di un menu a scorrimento. Il ritmo giusto è breve: fai una piccola modifica, chiedi di nuovo. Se ti dicono “ora sì”, hai sbloccato. Se chiedono tre cose, scegline una. **Niente feature in più finché la promessa non scivola liscia.**
Monetizzazione? Non inseguire subito abbonamenti. Parti con una “donazione” o un prezzo simbolico per early adopters, tipo caffè virtuale. Vale più il segnale: c’è qualcuno disposto a pagare per ridurre un fastidio. Integra Stripe o un link esterno. Se ti imbarazza, usa una lista d’attesa a soglia: quando arrivi a 50 iscritti, attivi il pagamento. La gente capisce meglio “apriamo posti a ondate” che “è gratis per sempre”.
Se temi la tecnica, distribuisci il peso. Un amico bravo con le parole ti scrive i microcopy. Un conoscente testatore usa un vecchio Android. Tu tieni il timone: problema, promessa, priorità.
“Le app non nascono dal codice, nascono da un gesto che chiede spazio.”
- Raccogli una metrica semplice: tempo per completare l’azione.
- Installa un form di feedback con due campi: “cosa ti ha bloccato” e “cosa hai amato”.
- Rilascia ogni venerdì, anche una piccola cosa.
- Racconta i progressi su un canale pubblico. Breve e onesto.
Gennaio passa in fretta. L’idea resta se la metti in mano a qualcuno
Il bello del Vibe Coding è che si nutre di realtà. Vedi un problema, lo tocchi, lo riduci, lo trasformi in due schermate che funzionano. Non serve battere record, serve sbloccare l’attrito quotidiano di una persona concreta. Oggi puoi farlo con un foglio, un builder e una sera libera. Domani capirai se merita il passo successivo.
Parlane con chi ha già costruito qualcosa, anche piccolo. Prendi ispirazione da prodotti che ami, ma imita solo la semplicità. Lancia un link nel tuo gruppo WhatsApp, scrivi tre righe su LinkedIn, metti un QR dove serve. Persone reali, contesto reale, frasi reali. Vibe Coding significa questo: sentire l’uso, poi modellare. Il resto viene dal movimento.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Problema preciso | Una sola promessa in una frase | Chiarezza, meno dispersione |
| Stack minimo | Foglio dati + builder no-code + link | Velocità di esecuzione |
| Iterazione breve | Test con 3 utenti, 1 modifica alla volta | Miglioramenti che si sentono subito |
FAQ :
- Quanto costa creare una prima app no-code?Con un piano gratuito e un dominio base puoi partire a costo zero o pochi euro al mese. Pagherai di più solo quando avrai uso reale.
- Posso pubblicare su iOS e Android?Sì, molte piattaforme offrono PWA immediata e, con piani a pagamento, export o pubblicazione su store. Per l’alpha basta il link web.
- E se non ho un’idea “geniale”?Meglio. Scegli un fastidio concreto e ricorrente. Le app utili nascono da attriti piccoli ma quotidiani.
- Serve sapere design?No, ma aiuta la sensibilità. Usa template sobri, alto contrasto, testi brevi. Chiedi a un amico di leggere a voce alta i bottoni.
- Come trovo i primi utenti?Parti dalla tua cerchia: gruppo WhatsApp, chat di lavoro, community locali. Offri valore subito e chiedi un feedback singolo.










Che carica! A gennaio mi ci butto: 7 giorni, foglio + Glide, promessa chiara e link pubblico. Grazie per l’ispirazione, zero fronzoli, solo uso reale! 😊