Venti anni fa una manciata di ragazzi napoletani hanno preso una telecamera, un modem stanco e un’idea semplice: far ridere parlando la lingua di casa. Oggi The Jackal festeggiano due decenni e una domanda resta appesa nell’aria: come hanno cambiato il modo di fare video in Italia senza chiedere permesso?
”. Un cameriere rallentava per ascoltare una battuta su “Gomorra” trasformata in specchio di vita quotidiana. Napoli sapeva di fritto e salsedine, e intorno lo scambio era fisico: gomiti che si toccano, link che passano di mano, frasi che escono dallo schermo per diventare espressioni comuni. In fondo al bancone, un signore scuoteva la testa sorridendo, come a dire: questi ragazzi hanno trovato la chiave. Poi qualcuno mormorò: “Ti rendi conto che sono vent’anni?”. Una pausa breve. Un brivido leggero.
Vent’anni che hanno cambiato il ritmo
La prima rivoluzione dei The Jackal è stata di metronomo: hanno accorciato il passo, stretto il montaggio, spostato la pausa comica da fine frase a metà sguardo. Hanno usato Napoli come amplificatore, non come scenografia, facendo del dialetto un ponte e non un recinto. **Hanno trasformato il locale in universale, il meme in racconto, l’aneddoto da bar in mini-sceneggiatura esportabile.** E in quel battito nuovo c’era una promessa: non serve “fare televisione sul web”, serve inventare una grammatica che lo smartphone capisca al volo.
Prendiamo “Gli effetti di Gomorra sulla gente”: un’idea quasi da appunto sul retro di un biglietto del bus che diventa fenomeno linguistico. Gente in ufficio che dice “stai senza pensier”, nonni che imitano lo sguardo di Ciro Di Marzio, decine di milioni di view spalmate nel tempo come una colonna sonora urbana. Oppure “Lost in Google”, quando ancora YouTube sembrava una piazza di provincia: la caccia all’assurdo dell’algoritmo resa trama, il click casuale trasformato in bivio narrativo. È lì che s’intuisce il metodo: ascoltare la rete e restituirla con un passo di lato.
Questa riscrittura ha toccato anche le regole d’ingaggio con i brand. Invece dell’ad piazzato a forza, hanno scelto la storia in cui il marchio è un comprimario, non l’invasore. L’algoritmo premia la retention; loro hanno risposto con micro-payoff ogni 8–12 secondi, tenendo lo spettatore “nel flusso”. *Sono diventati una grammatica condivisa.* Il risultato è una fiducia bilaterale: il pubblico accetta la marca perché la risata è intatta, il cliente accetta il rischio perché la community è viva. E quando la community è viva, la metrica si piega.
Cosa possiamo imparare dal loro laboratorio
Il gesto tecnico: idea, ritmo, payoff. Si parte da un conflitto minuscolo ma tagliente (un messaggio vocale troppo lungo, l’amico che buca sempre l’uscita tangenziale), si definisce un volto che regge il close-up e si scrive una scaletta per respiri, non per scene. **Il segreto non è il budget: è il ritmo.** Taglio sulla reazione, non sull’azione; una punchline breve ogni schermo e mezzo; sottotitoli pensati come seconda colonna sonora. Il sound design, poi, fa il lavoro sporco: un respiro, un click, un campanello fuori campo e l’inquadratura prende quota.
L’errore che vediamo spesso è l’ansia di somigliare a qualcun altro. La copia scivola, la cadenza non entra in bocca, il tempo comico si spezza. Meglio una storia piccola ma vera, che un “format” tirato da un trend. Evita la durata incerta: o short netti da 20–60 secondi, o sketch con arco chiaro da 2–4 minuti. Diciamocelo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Sì alla costanza, no alla pubblicazione forzata. Proteggi la tua voce, anche a costo di mollare un’uscita per non perdere il gusto.
Il collante emotivo conta quanto la battuta. Ci siamo passati tutti: il messaggino alle 2 di notte, la figuraccia al compleanno, l’amico che fa il regista mentre tu vuoi solo una pizza.
“Abbiamo iniziato perché non c’era posto altrove: internet era la nostra piazza, e la piazza ti fischia o ti applaude subito.”
Ecco un piccolo box pratico, alla maniera The Jackal:
- Scrivi la punchline prima del titolo.
- Trova un gesto ripetibile che il pubblico possa imitare.
- Chiudi con un’immagine-meme che cammini da sola.
- Se c’è il brand, entra tardi e esci presto.
- Rigira una scena con un tempo comico diverso: scoprirai l’oro al secondo take.
Venti anni dopo, la posta è ancora più alta
Oggi il campo è pieno di formati verticali e soglie d’attenzione liquide. La sfida, per chi crea, è trattenere senza costringere, crescere senza perdere l’odore di strada. I The Jackal hanno aperto la porta dalle storie a lungo raggio (il film, la serie) ai colpi rapidi che restano addosso. **Vent’anni dopo, il loro esperimento è ancora in corso.** Viene voglia di chiedersi chi saranno i prossimi a ribaltare la grammatica, e da quale marciapiede partiranno. Magari da un autobus di quartiere. O da una chat vocale alle tre del mattino.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Ritmo prima di tutto | Micro-payoff ogni 8–12 secondi e tagli sulla reazione | Applicabile subito ai tuoi video, migliora la retention |
| Locale che diventa pop | Dialetto e situazioni quotidiane come ponte narrativo | Trovi la tua voce senza chiuderti in nicchia |
| Brand come comprimario | Integrare il marchio nella storia, non invaderla | Monetizzi senza bruciare la fiducia della community |
FAQ :
- Chi sono i membri più noti dei The Jackal?Ciro Priello, Fabio Balsamo, Gianluca Fru, Aurora Leone e il regista creativo Francesco Ebbasta sono tra i volti più riconoscibili, con una crew allargata che lavora dietro e davanti alla camera.
- Qual è il video che li ha lanciati al grande pubblico?“Gli effetti di Gomorra sulla gente” ha trasformato un’intuizione in un linguaggio condiviso, spingendoli oltre la nicchia web.
- Hanno fatto anche cinema e serie?Sì: dal film “Addio fottuti musi verdi” a progetti seriali comici, fino a produzioni originali in streaming che giocano con il loro tono.
- Come gestiscono le collaborazioni con i brand?Partono dalla storia e incastrano il marchio dentro l’arco comico, così la risata resta sovrana e la community non si sente “venduta”.
- Qual è una tecnica facile da rubare per creator emergenti?Scrivi prima il finale comico e risali a ritroso: se la punchline è forte, il corpo del video troverà da sé il ritmo giusto.










Vent’anni e non sentirli! I Jackal hanno davvero spostato la pausa comica “a metà sguardo” e insegnato una gramamtica che lo smartphone capisce al volo. Napoli non scenografia ma amplificatore, dialetto come ponte: applausi. E sul branded content, meglio comprimario che invasore: si vede. Grazie per il pezzo, mi ha fatto rivivere Lost in Google e gli “effetti di Gomorra” 😊