Tassa sulla CO2 alle frontiere: quali prodotti aumenteranno di prezzo da questo mese?

Tassa sulla CO2 alle frontiere: quali prodotti aumenteranno di prezzo da questo mese?

Una nuova frontiera, letterale, entra nei nostri prezzi: da questo mese l’Europa fa pagare la CO2 incorporata in ciò che importiamo. Alcuni materiali chiave — e i prodotti che li contengono — diventeranno più cari. La domanda è semplice, la risposta tocca case, cantieri e carrelli della spesa.

Il fornitore gli ha appena annunciato un ritocco ai listini “per effetto CBAM”, una sigla che fino a ieri suonava come una cosa da Bruxelles, lontanissima. Intanto, in un piccolo laboratorio metalmeccanico in provincia, il responsabile acquisti guarda il preventivo per tubi e lamiere: il fornitore turco ha aggiunto una riga nuova, “adeguamento carbonio”. È il momento in cui una norma diventa vita vera. Qualcosa sta cambiando alla dogana, e la CO2 è sul conto.

CBAM: la nuova dogana del carbonio spiegata semplice

Dal 1° gennaio 2026 è partita la fase “con denaro vero” del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Chi importa in UE certi beni ad alta intensità di CO2 deve comprare certificati in base alle emissioni incorporate. Il prezzo dei certificati segue quello della CO2 europea: se la tonnellata di CO2 vale 70-90 euro, quel costo entra nel prezzo finale.

Tradotto in cose che tocchiamo: **acciaio e ferro**, **alluminio**, **fertilizzanti**, cemento e clinker, idrogeno, elettricità da Paesi extra UE non allineati. Pezzi di vita quotidiana? Lamiere per auto e elettrodomestici, tondini per l’edilizia, serramenti in alluminio, bulloneria, alcuni tubi, sacchi di NPK per l’agricoltura. In molti casi parliamo di semilavorati, ma basta un anello della filiera più caro per far salire il prezzo a valle.

Per capire l’effetto, bastano tre numeri indicativi. Una tonnellata di acciaio da altoforno porta con sé 1,8–2,2 tonnellate di CO2: con 80 €/tCO2, il “pedaggio” vale 144–176 € a tonnellata. L’alluminio primario prodotto con elettricità da carbone può superare 12 tCO2/t: sovrapprezzo anche oltre 900 € a tonnellata. Il cemento “medio” incorpora 0,6–0,8 tCO2/t: aggiunta di 48–64 € a tonnellata. Non è una tempesta istantanea, è una marea che sale.

Quali aumenti aspettarsi, settore per settore

Cantieri ed edilizia vedranno ritocchi sui materiali importati: cemento e clinker extra UE, tondini e reti elettrosaldate in acciaio, alcuni tubi, profili in alluminio. Piccoli numeri al chilo fanno grandi cifre in un capitolato. Chi usa bulloneria, viti e minuteria metallica non UE potrebbe notare preventivi più “pesanti”, perché rientra in un sottoinsieme di prodotti siderurgici coperti dal CBAM.

Nell’agroalimentare l’impatto passa dai **fertilizzanti** minerali (urea, ammonio, NPK) importati. Un sovrapprezzo di 20–50 € a tonnellata può trasferirsi sui costi di campo, poi sui listini di frutta e ortaggi. Energia? L’elettricità importata da Paesi senza prezzo del carbonio compatibile pagherà CBAM: l’Italia importa poco da aree “non allineate”, ma nei picchi di domanda ogni MWh conta e si riflette sui mercati all’ingrosso.

Resta il nodo delle catene globali. Un serramento in alluminio assemblato nell’UE con estrusi importati può salire di qualche punto percentuale. Stesso film per elettrodomestici che usano coil o lamiere di origine extra UE. Qui la variabile è tripla: intensità di CO2 del produttore estero, prezzo europeo della CO2 nella settimana di riferimento e carbon pricing già pagato nel Paese d’origine, che si detrae. La matematica non è spettacolare, ma fa la differenza.

Come non farsi travolgere: mosse pratiche per famiglie e imprese

Prima mossa per aziende e artigiani: chiedere in chiaro l’“impronta” del prodotto. I fornitori dovranno indicare le emissioni incorporate secondo le regole CBAM; se non lo fanno, scatta un valore predefinito, spesso più alto. Meglio una dichiarazione verificata, meglio ancora scegliere chi produce con forni elettrici alimentati da rinnovabili o con contenuto di rottame elevato.

Per le famiglie, piccola regola spesa: confrontare preventivi che specificano l’origine dei materiali. Un infisso con estrusi europei può costare uguale, ma avere tempi più certi e meno volatilità. Diciamolo: nessuno legge le note tecniche in fondo al preventivo. Eppure è lì che si nascondono i 2–3 punti percentuali che cambiano la scelta.

“Il CBAM non è una tassa ‘contro’, è un invito a competere sul clima. Chi ha investito in processi puliti ha un vantaggio. Gli altri dovranno correre” — docente di economia dell’energia, Politecnico di Milano

  • Controlla i codici doganali (CN) dei beni acquistati: la copertura CBAM è per elenco, non per intenzione.
  • Chiedi se nel Paese d’origine esiste un prezzo del carbonio: quel costo si sconta dal CBAM dovuto.
  • Per ordini piccoli: le spedizioni sotto 150 euro di valore restano fuori dall’obbligo.
  • Pianifica scorte e gare prima dei picchi: il prezzo della CO2 è volatile, il timing aiuta.

Uno sguardo avanti: cosa può ancora cambiare

Questa frontiera del carbonio non è una foto, è un film. L’elenco dei beni coperti potrà allargarsi entro il 2030 a più prodotti “a valle”, man mano che l’ETS europeo si espande e le quote gratuite per i produttori UE scendono a zero. Le filiere si riorganizzeranno: più riciclo, più energia pulita, più re-shoring su lotti sensibili.

Chi compra e chi vende scoprirà presto che il posto migliore per risparmiare è spesso invisibile: nella CO2 “embedded” del semilavorato. È lì che un’acciaieria elettrica alimentata a rinnovabili batte un altoforno a carbone, lì che un fertilizzante prodotto con idrogeno verde batte l’ammoniaca “grigia”. Una piccola rivoluzione dei dettagli. E una conversazione nuova tra buyer e fornitori.

Point clé Détail Intérêt pour le lecteur
Beni colpiti da subito Acciaio/ferro, alluminio, cemento/clinker, fertilizzanti, idrogeno, elettricità extra UE non allineata Capisci se il tuo acquisto rientra nel perimetro
Quanto può pesare Da pochi € a decine di €/t per cemento; fino a 150–180 €/t per acciaio; oltre 900 €/t per alluminio “sporco” Valuti l’impatto reale su preventivi e gare
Mosse utili Richiedi dati di emissione verificati, origini low-carbon, timing sugli ordini, verifica detrazioni per carbon price estero Riduci il rincaro e limiti la volatilità

FAQ :

  • Che cos’è il CBAM e perché entra ora?È il meccanismo UE che mette un prezzo alla CO2 incorporata nei beni importati. Dopo una fase di sola rendicontazione partita nel 2023, dal gennaio 2026 si pagano certificati.
  • Quali prodotti aumentano di prezzo da questo mese?Importazioni in UE di acciaio/ferro (alcuni semilavorati e minuterie), alluminio (laminati, estrusi), cemento e clinker, fertilizzanti minerali, idrogeno e, in certi casi, elettricità da Paesi extra UE senza sistemi equivalenti.
  • Come si calcola il sovrapprezzo?Emissioni incorporate (tCO2) × prezzo medio UE della CO2, meno eventuale carbon price già pagato nel Paese d’origine. Se mancano dati, si usano valori di default.
  • Questo tocca anche i beni “finiti” al dettaglio?Il CBAM copre un elenco doganale specifico. I beni finiti non elencati non pagano direttamente, ma possono risentire di aumenti a monte nei componenti.
  • Ci sono esenzioni o soglie?Sì: spedizioni di valore inferiore a 150 € sono escluse; inoltre alcuni Paesi con sistemi di carbon pricing compatibili possono ridurre o azzerare l’aggiustamento.

1 commento su “Tassa sulla CO2 alle frontiere: quali prodotti aumenteranno di prezzo da questo mese?”

  1. Très concret: pour un menuisier qui achète des profilés d’aluminium extrudés fabriqués hors UE, on parle de quel surcoût au mètre? Si le producteur a déja payé un carbon price local, ça se déduit bien du CBAM dû, ou c’est au bon vouloir du fournisseur?

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